La natura, per chi vive nel caos quotidiano delle nostre città, è la medicina migliore. Lo sappiamo bene noi motociclisti amanti dei viaggi in moto che maciniamo chilometri tra colline, boschi, laghi, montagne, litorali. Ma c'è chi ha deciso di spingersi oltre per affrontare una delle terre più affascinanti del pianeta: l'Islanda.
Dopo averci raccontato i loro viaggi in Georgia e in Portogallo, tornano sul nostro blog Marco Montemurro e Luana Salvatore. Questa volta hanno risposto al richiamo del nord, in sella alla loro inseparabile compagna di avventure: una BMW R1200 GS ADV.
Come sarà andata nella terra dei panorami lunari, dove la natura comanda e decide per te? o.
L'Islanda in moto con Marco e Luana
Verso il Nord: La traversata e l'arrivo nella terra del vento
Ansia perché ci eravamo già confrontati con i forti venti del nord, oltre che con la pioggia, che può essere tua nemica, facendo ammorbidire, a ritmo lento e continuo, anche l’armatura più resistente. Allo stesso tempo, però, mi sono ricordato che ci eravamo promessi di ritornarci in moto. Luana, come sempre, mi legge nel pensiero e scopro in questa proposta una sfida verso me stesso che immediatamente accetto. Inizia così la ricerca sul territorio e la pianificazione di un plausibile itinerario.
Era il 6 agosto 2026 quando abbiamo compreso che il sogno stava diventando realtà. Ebbene sì, solo dopo aver percorso 1.900 km per raggiungere il porto di Hirtshals, in Danimarca, a cui sono seguite 48 ore di navigazione sul "simpaticissimo" mare del nord, che se vuole può essere peggio di un tagadà (solo i millennial possono capire), comprendiamo di aver raggiunto la meta in un fresco e nebbioso giovedì mattina d'agosto islandese.
Diario di viaggio: Islanda in moto
- Link itinerario disponibile su Google MyMaps: Islanda_mymaps
- Km percorsi: 3.900 tra strade asfaltate, sterrate e parti della famosa ring road.
- Le tappe principali del viaggio: Seydisfjordur - Myvatn - Husavik - Goðafoss - F35 - 550 - Ólafsvík - Westmost point of Europe and Iceland - Isafjordur - Reykjavík - Selfoss - Landmannalaugar (F208) - Vik - Diamond Beach - Puffin viewpoint - Seydisfjordur
I primi ostacoli: Askja, Myvatn e le balene di Husavik
Motivati e con il meteo contro, iniziamo il nostro viaggio con direzione Askja, suggeritaci da un assiduo viaggiatore italiano incontrato sul traghetto verso l’Islanda. Per raggiungerla, però, occorre percorrere ed affrontare la F910 che inizialmente è asfaltata, ma poi è sterrata (sabbia, guadi, ecc.). Giunti nel punto in cui la strada diventa sterrata incontriamo un ranger che ci comunica che i fiumi sono in piena e tenuto conto della pioggia battente che ci accompagna da quando siamo sbarcati, decidiamo di tornare indietro e di trovare un campeggio per la prima notte, immersi nella natura.
L’indomani ci svegliamo con le renne che salutano la moto, ma anche con la pioggia che proprio non ci vuole abbandonare, e così sarà per i successivi 3 giorni. Arriviamo nella zona geotermale di Myvatn, meravigliosa, e continuiamo passando per la Dettifoss. La nostra direzione è Husavik. Abbiamo prenotato un’escursione in barca per avvistare le balene, ma il tempo in Islanda decide per te. Escursione cancellata. L’umore inizia a calare. Per consolarci decidiamo di immergerci nelle loro terme calde con “vista” (annebbiata) sul mare. Rinviamo ogni decisione al giorno dopo e ci godiamo il momento. È questo il segreto islandese!
Tra la cascata degli dèi e le piste dell’interno: la F35 e Hveravellir
Anche Goðafoss, la cascata degli dèi, la visitiamo sotto una pioggia incessante, ma verso sera il cielo ci regala un piccolo spiraglio. Lo speriamo tanto in quanto il giorno dopo affronteremo la F35, un lungo sterrato di 150 Km che ci porta in uno dei posti più belli che abbiamo visitato durante il nostro viaggio, Hveravellir, dove puoi immergerti nel nulla in una pozza di acqua ben calda e riscaldare il tuo animo. Così avviene e questo posto ci regala per il primo giorno un cielo limpido, sereno e caldo, come mai avevamo visto e sentito qui. Non ci speravamo più. Infatti, iniziavamo a chiederci come fosse fatto il sole.
Continuiamo e successivamente affrontiamo la 550, detta Kaldidalsvegur, strada di montagna dal paesaggio desolato, ma che ci porta a costeggiare il ghiacciaio Langjökull, gioia per gli occhi!
I Fiordi dell’Ovest e i relitti dimenticati
Il giro continua in direzione dei fiordi dell’ovest. Come prima tappa vogliamo sfruttare il sole che da alcuni giorni ci sta accompagnando, per cui ci dirigiamo verso il punto più ad ovest dell’Islanda, nonché dell’Europa. Prima di arrivare, però, ci fermiamo in una spiaggia, dove delle ingenue foche sono lì che ci guardano e ci deridono per questa ansia di voler vedere, invece che osservare o rimanere fermi, tranquilli e calmi come loro solo san fare.
La strada è sterrata, ma semplice e lungo il tragitto alcuni relitti di navi arenate ed aerei dell’esercito americano ci fanno far sosta lungo la strada. È sorprendente come questi vecchi mezzi di trasporto ti facciano pensare all’avventura del passato, che paragonata ad ora, dovrebbe renderci tutti percorsi più grati.
Il giorno successivo proseguiamo l’itinerario, e ad ogni sosta rimaniamo meravigliati da quello che si apre davanti ai nostri occhi ad ogni curva, lungo le loro strade sterrate ed isolate. E così andiamo sempre più avanti, sempre oltre, sempre qualche km in più fin quando ci rendiamo conto che in un solo giorno abbiamo fatto tutti i fiordi e circa 500Km, senza neanche accorgerci del tempo passato ma solo estasiati dai paesaggi incontrati, così la sera chiudiamo gli occhi pieni di meraviglia e dormiamo sereni come da tempo non facevamo.
Landmannalaugar: Il battesimo dello sterrato “croccante”
Dobbiamo chiudere il cerchio e spostarci da ovest verso est per ritornare a prendere il traghetto, ma prima decidiamo di affrontare alcuni dei punti più belli lungo il territorio, quei luoghi che ti fan capire di come sei minuscolo rispetto alla natura che ti circonda, Landmannalaugar! Le famose montagne colorate, il cui colore è dovuto alle azioni chimiche tra i vari metalli e la roccia lavica. Questa meta, come Askja, non era in programma, in quanto la deviazione per raggiungerla è importante, ma questa volta decidiamo di provarci ed allungare il percorso, dato che il nostro consigliere sul traghetto ci aveva caldamente consigliato di modificare il programma proprio per questa tappa.
Per arrivarci la pioggia e uno sterrato “croccante” per come siamo carichi, ci fa sudare 7 camicie, e sento ancora la voce di Luana che mi sussurra, nell’interfono, con il sol modo gentile che le zavorrine sanno fare in determinate situazioni: “io scendo!”. La strada ci regala un paesaggio lunare, roccia nera come la notte, alternata a terra rossa, quel rosso intenso che ricorda le terre della Tunisia. Appena arrivati, anche Luana però, seppur scossa dalla strada, rimane a bocca aperta!
Verso sud tra Diamond Beach, i Puffins e il Passo di OXI
Il giro continua, passiamo per Selfoss, poi Vik, con il famoso panorama da Lonely Planet e la ghiacciata Diamond Beach per poi arrivare sulla costa dove i famosissimi puffins, ossia i lundi, possono essere ammirati da una piccola casetta sullo scoglio, ma non prima di affrontare l’ultimo sterrato semplice lungo il passo di OXI. Qui la costa è stupefacente. Un posto dove questi piccoli uccellini dagli occhi truccati ti mettono di buon umore, e sono così vicini da poter ammirare il loro becco colorato pieno di sardine di ritorno dal mare, per portare un succulento antipasto di crudo mare per i loro piccoli.
Rimaniamo lì, del tempo, senza accorgerci di quanto passi velocemente, affascinati da questo spettacolo della natura, così semplice ma meraviglioso accompagnato da un sole che ci scalda e che ci trasmette calma, pace e serenità. Quanto è vero: “Nature is Therapy!”
Ricordi di viaggio
L’Islanda ti entra dentro, nell’anima, con i suoi continui cambiamenti di paesaggio, da quello lunare, grigio e arido, a quello terrestre con l’aggiunta di sbuffi di vapore caldo, fino a quello balneare di roccia e mare blu intenso. Sarà pure un’isola piovosa, ventosa, e non poco, ma ti rimane così dentro che non puoi fare a meno di pensare di ritornarci per affrontare quello che non hai avuto il coraggio di affrontare per mettere alla prova te stesso, perché l’Islanda ti fa crescere dentro e fuori!
Marco e Luana
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