Rallentare

9 anni di Giri-in-moto

Oggi, 29 agosto 2026, il progetto Giri-in-moto.it compie nove anni. Di solito quando il calendario ci mette davanti un anniversario si è portati a iniziare a fare di conto, analizzare dati, tirare le somme, a fare bilanci, a stilare liste infinite di buoni propositi.

Quest'anno no. Nessun bilancio e, soprattutto, nessuna promessa, ne a voi ne a me stesso. I dodici mesi che ci porteranno all'agosto del 2027 e quindi al decennale del progetto Giri-in-moto saranno mesi di massima libertà e zero vincoli. Basta, al diavolo la "sindrome dell'impostore" e gli inutili sensi di colpa per quello che potevo fare e non ho fatto, per quello che ho fatto ma potevo fare meglio. Ci sarà solamente spazio per la libertà e la gioia di fare le cose che mi piacciono. Stop.

Il ritorno alle origini

Ho iniziato a pensare al progetto Giri-in-moto nel 2016 e il primo post del blog è andato online il 29 agosto 2017, con l'intento di raccontare con genuinità e semplicità i miei giri in moto preferiti. A muovermi è stata la passione, mi divertivo un sacco in moto e volevo condividere le strade che amavo di più. Poi con gli anni il progetto è cresciuto, sono arrivati i follower su Facebook e Instagram, sono cresciuti i numeri di visitatori sul blog, e l'ansia da prestazione si è fatta sentire sempre più pressante col passare del tempo. Ve lo dico chiaramente: adesso non ho più voglia di salire in moto "per fare contenuti". Se vado in moto è per divertirmi, per godermi un weekend con la mia compagna o con gli amici di sempre. Se poi, da quel giro in moto, nasce un reel o una storia su Instagram, un articolo per il blog o un reportage più approfondito, ben venga. Ma voglio uscire in moto soprattutto per riappropriarmi del gusto puro di guidare.

Non c'è più niente da dire

Diciamo la verità: è sempre più difficile trovare luoghi nuovi da scoprire in moto o nuovi itinerari di mototurismo da provare. Il mio lavoro non ha nulla a che fare con il mio blog, che è di fatto solo un passatempo, ed è difficile spingersi oltre i luoghi in cui sono già stato in questi nove anni di blog. Le occasioni si diradano, le novità scarseggiano. Il vero incubo di ogni creator è quello di arrivare ad un certo punto e trovarsi a non sapere più che contenuti fare, a non avere più niente da dire, o con l'impossibilità di fare i contenuti che vorrebbe fare. Per fortuna quando ho pensato al progetto Giri-in-moto avevo già questa consapevolezza, perché già conoscevo il mondo della comunicazione digitale e il web, e sapevo che queste difficoltà arrivano, prima o poi. Infatti ho sempre impostato il mio blog come un luogo in cui accogliere anche il racconto e le esperienze di altri, non solo la mia. E questo penso e spero si tradurrà in uno strumento indispensabile per dare linfa al blog.

I Social non sono più "sociali" 

Grazie a questo blog e ai social network ho avuto la fortuna immensa di conoscere persone reali, confrontandomi con veri appassionati di moto e di mototurismo. Ma è indiscutibile che oggi i social non sono più spazi di relazione, sono diventati contenitori di intrattenimento puro, spesso di bassissima qualità.

D'ora in poi dedicherò sempre meno attenzione a queste piattaforme "social". Meno storie su Instagram, meno reel, più conversazioni genuine. Non ho più tempo né voglia di discutere con gli haters, con i leoni da tastiera o con gente che giudica e commenta furiosamente avendo letto, se va bene, solo il titolo di un post. Ignoranti e arroganti non avranno più spazio nella gestione del mio tempo.


Influencer marketing o televendite?

Sono stufo degli influencer che propinano "il luogo segreto che sicuramente non conosci", di chi fotografa e va a visitare un luogo solo perché l'ha visto su Instagram, sono stanco di chi cerca sistematicamente la polemica acchiappa-click, e di chi passa il tempo a fare marchette per i brand.

Sono nauseato dai video distorti e deformati fatti con le action-cam 360, fanno schifo, non si capisce niente, non hanno senso. Le 360 usatele bene o fateci il piacere di tenere certi video per voi.

E già che ci siamo, togliamoci un sassolino dalla scarpa: i droni hanno rotto i maroni. Se siete professionisti, se siete autorizzati, e se sapete pilotarli dove è consentito, tanto di cappello. Sono il primo a rimanere a bocca aperta di fronte a certe inquadrature. Ma questa invasione di ronzii fastidiosi in mano a incivili e idioti in mezzo alla natura è diventata insopportabile. 

I motociclisti sono brutta gente

Quello che succede agli influencer a caccia di like è solo la parte visibile di un iceberg che nasconde una massa informe di persone ignoranti e di maleducati, è lo specchio di una società che peggiora: sulle strade vedi sempre più gente in auto che non usa le frecce o che guida col telefono in mano mandando vocali al telefono, ciclisti in mezzo alla strada senza mani che si sparano gel e barrette buttando le immondizie ovunque, fumatori che lanciano mozziconi per strada, e stupidi motociclisti che impennano in mezzo al traffico o fanno le curve invadendo regolarmente la corsia altrui. La quantità di motociclisti in giro mi sembra in continuo aumento, ma la buona educazione mi sembra in netto calo. Questo non significa che i motociclisti siano tutti brutta gente, ma stiamo peggiorando. Il menefreghismo regna sovrano, in ogni categoria di utenti della strada, e ognuno fa quello che gli pare.

Il predominio del copia-incolla 

Come conseguenza diretta di tutto questo, essendo i social un posto sempre meno interessante, e odiando personalmente i format video, credo che mi concentrerò sempre di più sul blog e sulla forma d'espressione testuale. Anche perché di gente che scrive con la propria testa ne vedo sempre meno. Che poi, se smettiamo tutti di scrivere, le Intelligenze Artificiali come faranno ad attingere informazioni per darvi le risposte? 

A proposito di IA e di scopiazzature: ho sempre preso spunto dagli altri, ci mancherebbe. Ma l'ho fatto rielaborando quello che ho letto, mettendoci il mio stile, cambiando il punto di vista, testando personalmente, e, soprattutto, quando necessario, citando le fonti da cui avevo preso ispirazione. Ultimamente vedo in giro per altri blog gli argomenti dei miei articoli e le mie interviste "rielaborati" con una tranquillità disarmante. Non perdo nemmeno tempo a fare polemiche o crociate contro questa gente, mi fa semplicemente schifo questo modo di comportarsi. Cosa pensate di ottenere? Di diventare famosi con un articolo in più sul vostro blog? Di ricevere un regalino da un brand? Di diventare ricchi? Buona fortuna, lo dico davvero.

Progetti editoriali: parliamone

Il mio progetto della guida Veneto in moto ha superato recentemente le 300 copie vendute. Per me è un successo importante, oltre ogni mia rosea aspettativa. Ho incassato con piacere i complimenti di alcuni follower e lettori (soldi incassati invece pochi, ma ve ne parlerò in un post dedicato) e con altrettanto rispetto ho accettato le critiche costruttive, ma mi sono infuriato di fronte a chi ha criticato senza capire lo sforzo di un progetto editoriale autoprodotto, curato solo da me e dalla mia compagna.

Vi invito a fare un test: prendete in mano una certa collana di itinerari in moto (non farò nomi) uscita in edicola un paio d'anni fa, prodotta da un blog conosciutissimo (pieno di pubblicità e banner) e distribuito da una testata giornalistica fortissima. Sfogliatela. Troverete itinerari italiani illustrati con foto stock di moto in America (si vedono benissimo le strisce gialle sull'asfalto e i canyon sullo sfondo!) e testi pieni di errori madornali, frutto molto probabilmente di qualche "aiutino" dalle IA generative che all'epoca erano molto meno efficienti di oggi (quindi altro che progetto "arricchito" dal racconto in prima persona di un itinerario affrontato da un motociclista). Allora vi chiedo: meglio una collana famosa piena di castronerie e foto finte, o un progetto genuino, imperfetto ma sudato e vero come Veneto in Moto? A voi la sentenza.

L'editoria specializzata in agonia

Le riviste di settore e i magazine specialistici stanno morendo, schiacciati dalla loro stessa incapacità di evolvere. Resiste forse solo l'ottimo Roadbook (un gran bel progetto editoriale) e si salva qualche articolo da cercare col lumicino qua e là nei siti delle grosse (lo sono ancora?) testate specialistiche. Il resto si sta frantumando in pubblicità invasiva, banner che spuntano ovunque e articoli scritti da IA e non revisionati. Ok, è anche colpa nostra, di noi lettori che vogliamo tutto gratis, ma una via di mezzo ci deve essere per poter consentire un prodotto di comunicazione di qualità, senza vomitare notizie inutili e titoli ammiccanti. L'agonia è ancora più evidente nelle riviste settoriali cartacee. Progetti storici a cui ero abbonato, come Mototurismo, hanno fatto passaggi frettolosi dal cartaceo al digitale: ora i numeri escono a caso, la redazione non risponde alle email (e vabbè ci può stare) ma non risponde nemmeno il customer care (quando uscirà il nuovo numero di Mototurismo in digitale? Quanti numeri mi mancano per concludere il mio abbonamento visto che è del tutto cambiata la periodicità delle uscite? Bohhhhhhh!). Un vero peccato.

Poche nuove, buone nuove.

Io scrivo questi post d'anniversario soprattutto per me stesso, per buttar fuori quello che ho accumulato durante l'anno e avere memoria del mio stato d'animo, una sorta di diario pubblico, come del resto erano i blog, quando sono nati qualche decina di anni fa. In questo web che si delinea come un panorama desolante, il nostro piccolo rifugio sicuro forse rimarrà la Newsletter. Siete "solo" in 600 iscritti, e in media mi leggete in 200 per ogni uscita. Sapete che vi dico? È un numero perfetto. È un canale diretto, reale, pulito. D'ora in poi la newsletter sarà sempre meno autoreferenziale e diventerà uno spazio dove condividerò letture, riflessioni, e articoli (anche non miei) che mi hanno colpito. Un vero momento di condivisione di qualità.

Nove anni sono volati. Il decimo si apre ora, davanti a noi. Senza pensieri, pronti a goderci semplicemente la strada.

Buon viaggio a chi c'è, a chi c'è stato, e a chi arriverà. 

Io cercherò di rallentare, e di non muovere troppo le acque...


PS: quest'estate, udite udite, ho poi deciso di andare in vacanza in auto, e non in moto... sacrilegio!!?? Boh, non so, sarà stato il caldo atroce, il meteo avverso previsto lungo il percorso per salire in Svezia, la voglia di fare qualcosa di diverso dopo molti anni di vacanze estive in moto. E così è stato. Senza rimorso, senza vergogna, siamo saliti in Svezia su 4 ruote. Ma tornerò in moto presto, prestissimo, con tanta voglia di macinare di nuovo chilometri in sella alle mie rosse Ducati!



Foto di copertina di: Aleksi Partanen su Unsplash



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