Il saluto del motociclista

Il saluto del motociclista

Il saluto tra motociclisti: rito sacro o automatismo di massa? C’è una firma che, per noi motociclisti, è una vera garanzia di competenza e passione: quella di Nico Cereghini. In un recente editoriale su Moto.it, Nico ha toccato un aspetto che sembra banale, ma non lo è, riguardo la nostra comunità di motociclisti: il gesto del saluto.

Cereghini, con la sua consueta lucidità, ci pone una domanda che sa quasi di sfida: "Il saluto esprimeva la comune passione e la solidarietà tra motociclisti, ma oggi si sta perdendo per tante ragioni. Noi non ci arrendiamo, continuiamo a salutare tutti e vi chiediamo: siete con noi? Proviamo a rilanciare il gesto?”


Perché non ci salutiamo più? Nico analizza le crepe di questo abbraccio di solidarietà. Siamo diventati tanti, forse troppi. Il traffico è convulso, le strade sono a pezzi e, ammettiamolo, spesso siamo diventati un po' snob. C’è chi saluta solo chi ha lo stesso marchio di moto, chi ignora gli scooteristi a prescindere, e chi si è stancato di mostrare empatia con un saluto a chi scambia due curve in fila in statale per un giro di qualificazione al Mugello.

Cereghini ci invita a non mollare, a recuperare quel valore simbolico che potrebbe (e dovrebbe) ricordarci il sentimento di solidarietà e il sostegno pratico in caso di bisogno. Ma come si concilia questa visione romantica con la realtà quotidiana di chi percorre le strade di tutti i giorni in moto?

Prendendo spunto dall'appello di Nico, dobbiamo ammettere che, un po' per "moda" un po' per necessità, abbiamo sviluppato un linguaggio non verbale abbastanza completo:

Il cenno con la mano: classico, universale, intramontabile, a patto di non perdere d'occhio la frizione proprio mentre stai arrivando ad una curva cieca che grida vendetta e una triplice scalata.

Il segno della "V":
non ho mai capito davvero che cosa significhi, forse molto semplicemente non vuol dire nulla, si è sempre fatto così.

Il lampeggio: rapido, discreto, ma può provocare fraintendimenti, specialmente quando per davvero vorresti segnalare qualcosa piuttosto che salutare un "collega" motociclista.

Il saluto col piede: quello da veri intenditori, soprattutto durante i sorpassi, utile per non farsi mandare al diavolo se sei passato troppo vicino o troppo a ridosso di una curva impegnativa.

I segnali di pericolo: dal gesto che invita a rallentare fino alla segnalazione di un posto di blocco imminente, la varietà di segni che preannunciano un pericolo è piuttosto ampia ed eterogenea. Il problema è che la maggior parte delle volte il segnale lo capiamo solo noi, lasciando chi incontriamo per strada in balia dell'arduo destino.

Il saluto tra motociclisti è una cosa bella, segno di educazione e di empatia, ma siamo onesti, talvolta rasenta l’assurdo, a pensarci bene bene. Salutiamo perfetti sconosciuti con un entusiasmo che non riserviamo nemmeno al vicino di casa che ci presta il trapano per l'ennesimo scaffale in sgabuzzino o il sale grosso per la spaghettata di mezzanotte.

Magari il tipo a cui hai appena fatto un caloroso saluto da manuale su un tornante in montagna è lo stesso che ieri ti ha fregato il parcheggio al supermercato o che ha saltato mezza fila alle poste. Eppure, finché ha una moto sotto il sedere e un casco in testa, per noi è una specie di amico a prescindere

Il saluto tra motociclisti è quindi anche un modo per concedere fiducia al prossimo, nella speranza che questo gesto possa rendere tutti più solidali e più buoni, anche se sappiamo bene che non è così che va il mondo, con un'arroganza sempre più diffusa in tutte le categorie degli utenti della strada, basta guardare quanta gente ormai non mette più la freccia nel traffico di tutti i giorni. 

Non sarà un saluto in più a trasformare tutti noi in motociclisti più consapevoli, ma è un piccolo segno di civiltà, e non va sottovalutato.

Ci sono momenti specifici in cui il piacere di trovarsi con altri motociclisti sconosciuti in viaggio si fa più intenso: quando si è all'estero in viaggio in moto e un saluto è un piccolo ma importante segno di affetto, oppure quando si affronta un passo montano impegnativo o un lungomare dal panorama mozzafiato. Un cenno di saluto tra motociclisti che si incrociano o si sorpassano in questi contesti assume un significato particolare, come segno di reciproco rispetto e incoraggiamento. Oppure durante una sosta ristoratrice: fermarsi in un bar o in una trattoria lungo il tragitto e condividere un tavolo o un caffè al bancone con altri motociclisti è un'occasione per scambiare esperienze, consigli e storie di viaggio. Un semplice saluto o una battuta di circostanza possono aprire le porte a conversazioni piacevoli e alla creazione di nuovi legami. 

Infine quando si affronta un imprevisto: un guasto alla moto, un piccolo incidente come la moto che cade in parcheggio in manovra o una foratura, la batteria che ti molla senza preavviso o un violento temporale, tutte situazioni che possono trasformare un inconveniente in un'incontro che può trasmettere un momento di calore umano inaspettato. In queste situazioni, la solidarietà tra motociclisti sconosciuti assume un valore inestimabile, e il saluto è la cosa più semplice per rompere il ghiaccio. 

Il saluto in moto è un rito, un automatismo sociale, una strizzata d’occhio tra chi ha scelto il vento in faccia per ritrovare se stesso. 

Quindi, cosa facciamo? Seguiamo il consiglio di Nico Cereghini: continuiamo a salutare. Facciamolo con la mano, con il piede, con un cenno del casco. Facciamolo anche se non siamo ricambiati. 

Allo stesso tempo, perdonatemi l'estremo senso pratico, ma dobbiamo usare prima di tutto il buon senso. Se siete nel mezzo di un tornante stretto o se un automobilista davanti a voi manca una precedenza in rotonda, lasciate perdere la coreografia e l'empatia, tenete d'occhio la strada e buonanotte anche al saluto tra motociclisti...

Ci si vede in giro in moto, con quel misto di "senso di appartenenza a prescindere" e quella vocina nella mente che ti dice: “Non so quello chi cavolo sia... lo saluto o no? Sarà un bullo o un motociclista serio? Ma si dai, ciao lo stesso!”



Link all'articolo di Nico Cereghini su Moto.it: clicca qui




Foto di Carlos Gomezcésar su Unsplash

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