Test ride: comparativa Ducati Monster 821, 1200, 1200R

Test ride Monster r

Se fosse un vino la chiamerei verticale di Monster, ma è una moto, e quelli bravi la chiamano comparativa. Ho pensato ad una comparativa tra diversi modelli di Ducati, recenti ma non nuovissimi, per vari motivi. Il primo è che, lo avrete certamente capito, mi piacciono le moto di Borgo Panigale, poi sono un felice possessore di Monster 1200, modello del 2015, e poi perché nel 2017 la gamma è stata ulteriormente aggiornata quindi potrebbe essere interessante nei prossimi mesi andare a caccia di qualche moto usata facente parte della prima serie. Infine perché a fine anno scorso ho avuto la possibilità di provare un Monster 821 e un Monster 1200R, che ho potuto confrontare con il mio Monster 1200. Manca all'appello il Monster 1200S, ma questo modello non l'ho provato, quindi dovete accontentarvi.
Ho guidato un Ducati Monster 696 per molti anni, quindi la prima impressione positiva in sella al Monster 821 è stata la posizione di guida. La maneggevolezza e la grinta del Monster 696 sono uno spettacolo, ma ha una posizione di guida rompipalle, letteralmente. Lo schiacciamento testicolare potrà forse non interessare molto le amiche motocicliste, ma la tensione sui polsi nel guidare il Monster 696 sono una fatica unisex che si fa sentire quando si inizia ad accumulare qualche chilometro in più. Questi difetti sono stati risolti e il Monster 821 calza come un guanto. Manubrio ampio, polsi e schiena tutto sommato rilassati, testicoli gaudenti. Poi il serbatoio in metallo del Monster 821, che nel 696 era in materiale plastico, fa la differenza. Le dimensioni e le proporzioni del Monster 821 la fanno subito sembrare una moto importante. La differenza di cavalli con la 696 si fa sentire, nonostante la differenza di peso sia percepibile.
Ad una prima occhiata le differenze tra Monster 821 e Monster 1200 non sono molte, se escludiamo la ruota posteriore monobraccio del 1200. Saliti in sella la posizione di guida regala le stesse sensazioni. Basta però accendere il quadro strumentazione e sei di fronte ad un altro mondo, con lo schermo TFT a darti il benvenuto. Inserita la prima marcia e aperto il gas sei catapultato in un altro universo. Il bicilindrico 1200 da 135 cavalli scalpita e ruggisce, la potenza a disposizione sembra infinita già con la mappatura Touring, con la mappatura Sport si deve tenere ben saldo il manubrio. La frenata è eccellente, il freno motore è molto aggressivo. La tenuta dell'anteriore non "si sente" sempre a dovere e lascia spazio a qualche insicurezza iniziale, ma ci si abitua in fretta. Il Monster 1200 è scorbutico, ma straordinariamente maneggevole. Con la mappatura Urban si calma un po', viene tagliata la cavalleria e la risposta dell'acceleratore è più fluida.
Se il Monster 1200 è uno schiaffo inaspettato, il Monster 1200R è una badilata sulla schiena. Con la mappatura Sport la risposta del motore è quasi esagerata, le sospensioni evolute e l'ammortizzatore di sterzo sono indispensabili per tenere a bada tutta questa potenza straripante. Un vero e proprio mostro da 160 cavalli, il Monster più potente di sempre.
I modelli 2017 sono stati ulteriormente migliorati (in particolare è stata migliorata la geometria anteriore). Mi incuriosisce anche il nuovo Monster 797, che strizza l'occhio quasi platealmente al mondo femminile, e che commercialmente forse cannibalizzerà il modello 821.
Monster, nomen omen.
 

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