
Da molti anni ospito su questo blog brevi interviste ad altri appassionati di moto e di mototurismo. Mi piace soprattutto scoprire le vite e la passione di persone molto differenti da me, una diversità che mi arricchisce, una differenza che spesso si tramuta in una lunghezza d'onda comune, anche con chi di fatto è molto lontano dal mio essere. Con Michele Ricucci siamo in contatto da qualche settimana. Lui è in viaggio dall'altra parte del mondo, e pochi giorni fa nel definire gli ultimi dettagli dell'intervista mi ha scritto: "io sono su un ferry, ho preso 3 acquazzoni da stamattina intramezzate da due insolazioni. Puzzo di muffa, mi sono tolto le scarpe, e improvvisamente si è formato il vuoto tutto intorno!".
Ecco, che ci si metta in sella alla propria moto per una gita fuori porta in giornata, per una comoda vacanza enogastronomica in Toscana, o per un'avventura estrema dall'altra parte del mondo, le mutande e i calzini fradici di pioggia dopo un temporale o la puzza di sudore dopo aver guidato sotto il sole cocente sono piccole cose che ci rendono tutti quanti in qualche modo parte di una sola passione, una passione che si ciba di sensazioni semplici, talvolta fastidiose, condite da emozioni indescrivibili, spesso indimenticabili.
Ecco a voi la storia del "Gringo" Michele Ricucci:
Negli anni ho viaggiato con lo zaino in spalla, in bicicletta, in treno, ho vissuto in furgone, ma alla fine sono tornato sempre sul due ruote. La moto è a parere mio il mezzo perfetto per l'esploratore. Permette un’indipendenza che senza mezzo proprio sarebbe molto difficile. Inoltre a differenza della bici consente di conservare energie fisiche da destinare a una più profonda esplorazione del territorio. Paragonata invece a un furgone camperizzato, l'unico vantaggio non da poco è quello che mantiene i costi ridotti al minimo. La moto è libertà , è contatto con gli elementi, è un mezzo fantastico che apre strade altrimenti inimmaginabili e rompe il ghiaccio del primo contatto con lo straniero che preso dalla curiosità ' si dimentica del timore.
- Qual è il tuo giro in moto preferito?
Il Gringo: Uno dei miei giri in moto preferiti è quello fatto in Messico, quando il mio amico Roberto venne a trovarmi dopo anni che non ci vedevamo ed insieme in sei mesi abbiamo attraversato il Messico macinando 14 mila km. E’ stata un'avventura epica dalla quale è nato il mio libro: “I racconti del Gringo”.
- Che moto hai nel tuo garage?
Il Gringo: Al momento sto esplorando l'arcipelago delle Vasayas con una Honda XR 150 . La stessa moto che ho usato in sud America percorrendo 38 mila km. Un piccolo trattore praticamente indistruttibile che mi ha portato ovunque. Una moto alla quale resto particolarmente legato, una moto con la quale ho parlato parecchio, una moto che ha ascoltato le mie paranoie, le mie ansie, le mie paure. Una moto che alla fine è valsa più di uno psicologo.
Nel garage di un motoclub ad Aktobe Kazakhstan ho parcheggiata una Honda CRF 300 Rally. Comprata a Bangkok l'anno scorso ho iniziato con essa prima a girare il sud-east asiatico e poi a percorrere l'antica via della seta. Nel deserto kazako ho avuto una caduta con rottura della clavicola; per questo la moto è rimasta parcheggiata nelle steppe. E’ un gran bel mezzo, la giusta evoluzione alla XR 150, quei cavalli in più danno sicurezza sui passi di montagna, pur mantenendo il peso basso, il che ritengo essenziale per lunghi viaggi.
- Il luogo che vorresti visitare o il viaggio che vorresti fare in sella ad una moto?
Il Gringo: Sento che l'Africa mi sta chiamando. Mi incuriosisce parecchio e deve essere sicuramente una bella avventura. Anche il nord Europa ed il medio oriente... ma per ora meglio che penso alla mappa delle filippine e a non perdere il prossimo traghetto.
- A cosa pensi quando indossi il casco e sali in moto?
Il Gringo: Cerco di non pensare a niente! Ovviamente la mente va per i fatti suoi come sempre, soprattutto quando sei in zone remote. I pensieri rimbombano sotto al casco con i loro martellanti “se”. E cosa succede se buco, cosa faccio se inizia a nevicare, e se non passo il confine? Quello che faccio è cercare di mettere a tacere la mente e godermi il viaggio stesso, con tutti i suoi imprevisti che inevitabilmente si presentano. Le ore di solitudine con la mente chiusa sotto al casco, possono trasformarsi in un interessante esercizio meditativo, un'occasione per osservare la mente e cercare di addomesticarla.
- Il modello o la tipologia di moto che preferisci?
Il Gringo: Mi piacciono esteticamente le cafe racer. Avevo una custom con motore Honda non ben identificato in Indonesia. Il libretto era di un altra moto quindi non c'era modo di capire cosa c'era sotto la sella esattamente e su quale scheletro avevano rimontato il tutto per modificarlo a piacimento. Era bella tamarra ma direi del tutto inaffidabile e per viaggiare un incubo. Come compagno di viaggio mi piacciono le le moto di cilindrata media 300 / 500 cc che abbiamo l'essenziale per garantire un buon off road e che stilisticamente strizzino l'occhio al passato piuttosto che al futuro.
- La moto più bella e quella più strana che tu abbia mai guidato, o che vorresti guidare?
Il Gringo: Ma se ti chiedessi davanti a tua moglie qual è la donna più bella con la quale sei stato, cosa mi risponderesti? Le Italika che avevamo in Messico erano sicuramente strane, ma alla fine si sono rivelate la scelta vincente nonostante chiunque ce le aveva sconsigliate. Questa è un altra cosa che adoro fare, ovvero acquistare moto locali, anche se non sono affidabili, ma i pezzi di ricambio non saranno mai un problema e qualsiasi meccanico sicuramente saprà metterci le mani sopra e rimetterti in marcia nel minor tempo possibile e con la minima spesa. Se avessimo avuto un GS quando abbiamo rotto nel deserto di Sinaloa probabilmente saremmo ancora fermi li ad aspettare i pezzi di ricambio...
Quando anni fa ho deciso di raccontare attraverso delle bervi interviste altri appassionati di moto, mototurismo e viaggi nel mio blog, ho pensato di stilare una lista di domande semplici, direi banali, sempre uguali per tutti, indipendentemente dalla persona o dal tipo di esperienza da raccontare, una decisione presa consapevolmente, per fare in modo che fossero le risposte delle persone ad essere protagoniste, non le mie domande, e lasciando a ciascuno degli intervistati la libertà di sfruttare la banalità delle mie domande per fare un passo oltre e raccontarsi fino in fondo, oppure rispondendo con la stessa banalità con cui io le avevo apparentemente poste. Le mie domande sono come le pareti bianche di una stanza, pronte ad accogliere qualsiasi tipo di arredamento, e soprattutto pronte ad accogliere la storia chi quella stanza la riempie del proprio vissuto.
- Parlaci un po' di te e del tuo rapporto con il mondo delle moto
Il Gringo: Nove anni fa ho lasciato tutto alle spalle, ho venduto ogni possedimento, ho riempito uno zaino e sono partito con un biglietto di solo andata: destinazione Asia. Il progetto era quello di unire la fotografia al viaggio e farla diventare una professione che mi desse la possibilità di mantenermi. Da nove anni vivo senza fissa dimora, cerco di viaggiare in modo differente, andando alla ricerca di posti dove il turismo di massa ancora non è passato a dettare legge. Sono attratto da culture lontane da quella occidentale dalla quale provengo. Essendo un grande amante della natura, vado alla ricerca anche di paesaggi dove sentirmi in unione con la Terra che ci ospita e della quale non siamo altro che una sua estensione.
Il Gringo: Nove anni fa ho lasciato tutto alle spalle, ho venduto ogni possedimento, ho riempito uno zaino e sono partito con un biglietto di solo andata: destinazione Asia. Il progetto era quello di unire la fotografia al viaggio e farla diventare una professione che mi desse la possibilità di mantenermi. Da nove anni vivo senza fissa dimora, cerco di viaggiare in modo differente, andando alla ricerca di posti dove il turismo di massa ancora non è passato a dettare legge. Sono attratto da culture lontane da quella occidentale dalla quale provengo. Essendo un grande amante della natura, vado alla ricerca anche di paesaggi dove sentirmi in unione con la Terra che ci ospita e della quale non siamo altro che una sua estensione.
Negli anni ho viaggiato con lo zaino in spalla, in bicicletta, in treno, ho vissuto in furgone, ma alla fine sono tornato sempre sul due ruote. La moto è a parere mio il mezzo perfetto per l'esploratore. Permette un’indipendenza che senza mezzo proprio sarebbe molto difficile. Inoltre a differenza della bici consente di conservare energie fisiche da destinare a una più profonda esplorazione del territorio. Paragonata invece a un furgone camperizzato, l'unico vantaggio non da poco è quello che mantiene i costi ridotti al minimo. La moto è libertà , è contatto con gli elementi, è un mezzo fantastico che apre strade altrimenti inimmaginabili e rompe il ghiaccio del primo contatto con lo straniero che preso dalla curiosità ' si dimentica del timore.
- Qual è il tuo giro in moto preferito?
Il Gringo: Uno dei miei giri in moto preferiti è quello fatto in Messico, quando il mio amico Roberto venne a trovarmi dopo anni che non ci vedevamo ed insieme in sei mesi abbiamo attraversato il Messico macinando 14 mila km. E’ stata un'avventura epica dalla quale è nato il mio libro: “I racconti del Gringo”.
- Che moto hai nel tuo garage?
Il Gringo: Al momento sto esplorando l'arcipelago delle Vasayas con una Honda XR 150 . La stessa moto che ho usato in sud America percorrendo 38 mila km. Un piccolo trattore praticamente indistruttibile che mi ha portato ovunque. Una moto alla quale resto particolarmente legato, una moto con la quale ho parlato parecchio, una moto che ha ascoltato le mie paranoie, le mie ansie, le mie paure. Una moto che alla fine è valsa più di uno psicologo.
Nel garage di un motoclub ad Aktobe Kazakhstan ho parcheggiata una Honda CRF 300 Rally. Comprata a Bangkok l'anno scorso ho iniziato con essa prima a girare il sud-east asiatico e poi a percorrere l'antica via della seta. Nel deserto kazako ho avuto una caduta con rottura della clavicola; per questo la moto è rimasta parcheggiata nelle steppe. E’ un gran bel mezzo, la giusta evoluzione alla XR 150, quei cavalli in più danno sicurezza sui passi di montagna, pur mantenendo il peso basso, il che ritengo essenziale per lunghi viaggi.
- Il luogo che vorresti visitare o il viaggio che vorresti fare in sella ad una moto?
Il Gringo: Sento che l'Africa mi sta chiamando. Mi incuriosisce parecchio e deve essere sicuramente una bella avventura. Anche il nord Europa ed il medio oriente... ma per ora meglio che penso alla mappa delle filippine e a non perdere il prossimo traghetto.
- A cosa pensi quando indossi il casco e sali in moto?
Il Gringo: Cerco di non pensare a niente! Ovviamente la mente va per i fatti suoi come sempre, soprattutto quando sei in zone remote. I pensieri rimbombano sotto al casco con i loro martellanti “se”. E cosa succede se buco, cosa faccio se inizia a nevicare, e se non passo il confine? Quello che faccio è cercare di mettere a tacere la mente e godermi il viaggio stesso, con tutti i suoi imprevisti che inevitabilmente si presentano. Le ore di solitudine con la mente chiusa sotto al casco, possono trasformarsi in un interessante esercizio meditativo, un'occasione per osservare la mente e cercare di addomesticarla.
- Il modello o la tipologia di moto che preferisci?
Il Gringo: Mi piacciono esteticamente le cafe racer. Avevo una custom con motore Honda non ben identificato in Indonesia. Il libretto era di un altra moto quindi non c'era modo di capire cosa c'era sotto la sella esattamente e su quale scheletro avevano rimontato il tutto per modificarlo a piacimento. Era bella tamarra ma direi del tutto inaffidabile e per viaggiare un incubo. Come compagno di viaggio mi piacciono le le moto di cilindrata media 300 / 500 cc che abbiamo l'essenziale per garantire un buon off road e che stilisticamente strizzino l'occhio al passato piuttosto che al futuro.
- La moto più bella e quella più strana che tu abbia mai guidato, o che vorresti guidare?
Il Gringo: Ma se ti chiedessi davanti a tua moglie qual è la donna più bella con la quale sei stato, cosa mi risponderesti? Le Italika che avevamo in Messico erano sicuramente strane, ma alla fine si sono rivelate la scelta vincente nonostante chiunque ce le aveva sconsigliate. Questa è un altra cosa che adoro fare, ovvero acquistare moto locali, anche se non sono affidabili, ma i pezzi di ricambio non saranno mai un problema e qualsiasi meccanico sicuramente saprà metterci le mani sopra e rimetterti in marcia nel minor tempo possibile e con la minima spesa. Se avessimo avuto un GS quando abbiamo rotto nel deserto di Sinaloa probabilmente saremmo ancora fermi li ad aspettare i pezzi di ricambio...
Quando anni fa ho deciso di raccontare attraverso delle bervi interviste altri appassionati di moto, mototurismo e viaggi nel mio blog, ho pensato di stilare una lista di domande semplici, direi banali, sempre uguali per tutti, indipendentemente dalla persona o dal tipo di esperienza da raccontare, una decisione presa consapevolmente, per fare in modo che fossero le risposte delle persone ad essere protagoniste, non le mie domande, e lasciando a ciascuno degli intervistati la libertà di sfruttare la banalità delle mie domande per fare un passo oltre e raccontarsi fino in fondo, oppure rispondendo con la stessa banalità con cui io le avevo apparentemente poste. Le mie domande sono come le pareti bianche di una stanza, pronte ad accogliere qualsiasi tipo di arredamento, e soprattutto pronte ad accogliere la storia chi quella stanza la riempie del proprio vissuto.
Questa breve intervista al "Gringo" Michele Ricucci è uno specchio della banalità delle semplici domande che spesso ci facciamo di fronte ad un motociclista che non conosciamo, ignari della straordinaria occasione di scoperta che possono nascondere.
Per chi volesse scoprire di più delle esperienze in viaggio del"Gringo" Michele Ricucci, consiglio il suo racconto del viaggio in Messico in moto raccolto in un libro, che potete trovare qui: Amazon.it
Potete inoltre seguire Michele su Instagram e sul suo sito: michelericucci.com




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