MotoVLOG: è una moda passeggera?

MotoVLOGGER

MotoBlog, MotoVlog, MotoBlogger e MotoVlogger. Internet e in particolare i social network sono ricchi di persone e personaggi che raccontano la propria passione per la moto. Io sono fra questi, con il mio blog Giri-in-moto. Ma analizziamo in particolare il mondo dei MotoVlog e dei MotoVlogger: sono destinati a durare a lungo oppure si tratta di una moda passeggera che finirà presto in soffitta?

Non sono un grande appassionato di MotoVLOG ma anch'io come credo molti amanti delle moto mi dedico ogni tanto a questo passatempo: guardare altri motociclisti, in particolare i canali YouTube dei MotoVlogger, che mostrano i loro video girati con le action-cam montate sul casco o sulla moto.

Di solito mi piace vedere due tipi diversi di MotoVlog, con due approcci completamente diversi. Quando voglio fare un giro in moto o un viaggio in moto in un luogo che non ho mai visitato, mi piace vedere qualche MotoVlog per rendermi conto più o meno del tipo di strada, di asfalto, di paesaggi, in modo da decidere se ne vale la pena oppure no di affrontare un lungo viaggio per attraversare quel passo o fare quel gruppo di tornanti, e per avere magari qualche dritta sui percorsi da fare da parte di chi quel giro in moto l'ha già fatto prima di me. L'altra tipologia di MotoVlog che seguo è quella che ha per protagonista dei MotoVlogger simpatici e divertenti, per passare qualche minuto col sorriso per semplice passatempo.

Io stesso ho un canale Youtube Giri-in-moto nel quale ho caricato qualche mio MotoVLOG. A me piace soprattutto scrivere e fotografare, mi piace raccontare attraverso la parola scritta e lo scatto fotografico, motivo per il quale ho aperto questo blog e il relativo profilo Instagram di Giri-in-moto. Nel mio caso i video su YouTube sono solo un completamento delle mie storie raccontate tastiera alla mano sul mio blog (senza alcuna pretesa che i miei video siano seguiti da chissà quante persone). Altri diversamente da me (soprattutto i più giovani) preferiscono esprimersi non con le parole ma utlizzando direttamente il linguaggio del video e si raccontano attraverso il loro smartphone, la loro action-cam e più recentemente anche grazie ai droni.

Per lavoro mi capita di occuparmi anche di comunicazione, e spesso le dinamiche che stanno dietro ad un blog (o vlog) non sono così semplici da percepire da parte dell'utente medio che usufruisce di quei contenuti. Per catalogare un certo tipo di comunicazione è infatti necessario analizzare alcuni specifici elementi discriminanti.

La prima discriminante è lo strumento utilizzato e il linguaggio comunicativo che questi strumenti ti permettono di usare. Un vecchietto quarantenne come me, che si è collegato ad internet per la prima volta quando aveva quasi vent'anni, non può avere lo stesso approccio di un giovane di oggi che alla stessa età, ora, può avere a disposizione tutta questa tecnologia a portata di mano.

La seconda discriminante è la motivazione. Io scrivo e faccio fotografie per passione, per esprimere me stesso e per condividere le emozioni che mi regala l'andare in moto, in una sorta di diario aperto, senza alcun obiettivo preciso, se non quello di fare nuove amicizie e coltivare nuovi contatti nel mondo di chi ama fare giri in moto. Ci sono tanti, anche più giovani di me, che hanno il mio stesso obiettivo: passione, condivisione, tempo libero. Questo tipo di approccio motivazionale non finirà mai. Così come molti blog sono ancora attivi, altri come il mio sono nati da poco, altri ne potranno nascere domani. Lo stesso vale per Instagram o YouTube. Se di mezzo ci sono esclusivamente passione, condivisione, tempo libero, allora non si tratta di moda, ma di voglia di esprimersi, e quella non passa mai di moda. Certamente tutti noi ci facciamo condizionare da quello che ci circonda. Io stesso sono un appassionato di tecnologia, da quando ho smontato la mia prima automobilina telecomandata o da quando ho scritto le prime righe di codice con il mio Commodore 64. Per questo mi piace provare come funzionano navigatori satellitari, action-cam e droni. Quello che mi spinge è la curiosità e il mio fine è il divertimento.

Se la motivazione che ti spinge ad esprimerti su internet o sui social network è invece quella di fare della tua passione un lavoro, che sia a tempo pieno o per arrotondare le tue entrate, il discorso cambia. Diamo per scontato che la spinta iniziale sia quella della passione, della condivisione, del tempo libero, come per chi fa queste cose a livello amatoriale. Ma se diventa qualcosa di più o di diverso, chi lo fa si trasforma da semplice individuo sociale a broadcaster, diviene cioè a tutti gli effetti un emittente di contenuti professionale. Per fare questo è necessario investire energie, tempo e denaro (magari re-investendo gli introiti del MotoVlog). Può capitare il colpo di fortuna, il video giusto al momento giusto, comunicato nel modo giusto. Ma se vuoi costruire qualcosa di professionale e guadagnare da tutto questo, allora serve un progetto editoriale, servono costanza e dedizione.

Quanto potrà durare quindi il fenomeno dei MotoVlog? Dalle scorribande nel traffico cittadino ai viaggi in moto per l'Italia e nel mondo, dai giri in pista ai backstage, c'è davvero poco ancora di oggettivamente nuovo da raccontare. Forse i droni hanno dato un po' di respiro a questo genere di video, ma presto saranno potenzialmente nelle mani di tutti i motociclisti, come lo è stato per le action-cam, e la differenza tra il MotoVlogger professionale e il motociclista che gira un video come ricordo per se stesso (e da condividere con gli amici) sarà sempre più difficile da cogliere. Di sicuro internet e i social media stanno facendo una concorrenza spietata alla televisione, che perde sempre più terreno e non è più il leader incontrastato dei media.
La domanda non è così differente da altre simili che sono già state poste in passato... i blog hanno ucciso il giornalismo? Gli smartphone e le reflex a buon mercato hanno ucciso la fotografia? Le actioncam e i droni uccideranno il cinema? Non credo. Avere un ottimo mezzo tecnologico a disposizione non significa saperlo usare, e non parlo di sapere tecnologico, ma di cultura e consapevolezza del mezzo e del linguaggio.

Tra i MotoVlogger che seguo c'è il giovane e quasi conterraneo Denis Tarantello (AKA Sinna). Ho scritto questo post proprio dopo aver visto un suo recente Vlog molto interessante. Di Sinna ho sempre apprezzato la spontaneità e la leggerezza con cui esprime la sua passione per la moto. Sinna è un simpatico combinaguai ed è difficile prenderlo troppo sul serio. Non l'ho mai conosciuto ma è evidente da quello che mostra nei suoi video che è un ragazzo spontaneo e con molta passione per quello che fa, e in questo suo video "è la fine dei motovlog ?" si capisce che il suo non è un successo improvvisato, che ragiona da vero broadcaster, e che non è così tra le nuvole come spesso può sembrare.

Quella dei MotoVlog è certamente una moda passeggera, ma chi sa comunicare, chi proverà ad esplorare un nuovo linguaggio e continuerà a regalare emozioni, beh, sicuramente sopravviverà.

Nella foto: la mia ombra e il riflesso dello specchietto del mio Monster sulle pareti del mio garage, di ritorno da un giro in moto, con tanto di action-cam. 

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