Incontro con il Maestro Shinya Kimura. Chabott Engineering.

Custom bikes

Di fronte a me c'è uno stand vuoto, dalle pareti scure. Un bancone spoglio. Una grafica appesa sullo sfondo. Padiglione 1 del Motor Bike Expo di Verona. C'è brusio intorno. Ma è un sottofondo indistinto, come fosse nebbia. E' il luogo più emozionante di tutta la fiera, ma non tutti lo percepiscono. Lo stand di Chabott Engineering è vuoto e spoglio di cose, ma è straripante di significato. Nel disinteresse della folla, il Maestro Shinya Kimura si guarda intorno senza far trapelare alcuna emozione.

Chi è Shinya Kimura? Il Maestro Kimura con la sua Chabott Engineering crea delle motociclette uniche al mondo. Pezzi d'altissimo artigianato, opere d'arte meccanica. La sua filosofia progettuale attinge dall'occidente: dal Movimento Moderno e dal Bauhaus, da Frank Lloyd Wright e da Van Der Rohe. La sua attitudine manuale è l'estensione meccanica dell'arte giapponese del kinstugi. Il suo immaginario è profondamente distopico, le sue moto sono scintille di luce nel caotico deserto dell'apocalisse moderna. Vengono in mente scenografie alla Kenshiro, Mad Max, The road.

Le sue moto? Nessun eccesso. Nessun orpello. Nessuno spazio all'inutile. Il punto Zero della motocicletta. Moto che non puoi definire o categorizzare. Le sue moto sono ferri spolpati, con tendini e ossa scoperti, racchiusi in un esoscheletro metallico primordiale.



Mi avvicino allo stand di Chabott Engineering. Molta gente passa distratta davanti a me, con uno sguardo interrogativo, inconsapevole della maestosità che riempie quello spazio all'apparenza così insignificante. Il mio sguardo incontra quello di Shinya Kimura. Lo saluto. Per me è un onore incontrarlo. Ammiro i suoi progetti e il modo in cui li racconta. Amo alla follia la sua attitudine al lavoro. Mi ringrazia con un piccolo inchino e con un sorriso appena accennato. Non è distacco il suo. E' la serena consapevolezza di chi conosce se stesso e il mondo che ci circonda. Parliamo brevemente dei video, bellissimi, che lui utilizza per raccontare il suo lavoro. Mi ringrazia ancora, guardandomi negli occhi con sincera pacatezza. Chiedo una foto con lui e me la concede con un breve cenno del capo. Lo saluto, mi indica con lo sguardo le cartoline sul bancone del suo stand. Ne prendo una, e per un attimo vorrei chiedergli un autografo, ma non lo faccio. Va bene così.




Commenti

  1. E' un mio grande idolo, le sue moto sono dei capolavori di lavoro artigianale e ricerca di armonia dell'insieme, il tutto costruito benissimo ma imperfetto, (perfezione intesa come pezzi che escono da un centro di lavoro o uno stampo) quindi umano, fa moto che hanno un anima.

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